Nuovo appuntamento presso Adidas Runbase a Milano con la dottoressa Elena Casiraghi per parlare di alimentazione e running e io sempre lì, in prima fila. Questa volta per non perdermi nemmeno una parola della eat-coach che allieta anche le mie domeniche - dispensando consigli nutrition all’interno del programma Deejay Training Center insieme con i mitici Linus, Stefano Baldini e Davide Cassani - ho registrato tutto. Parola per parola. Sì, perché in molti mi avete scritto chiedendomi di fare un report dettagliato dell’incontro quando avete visto - sulla mia pagina Instagram - che stavo assistendo al workshop e allora ho pensato bene di non saltare nemmeno una virgola.

Non credo nei miracoli. Nei beveroni drenanti. Nella dieta del minestrone. Nelle creme "effetto immediato", che le spalmi sul corpo tutte le sere per una settimana et voilà: la cellulite svanisce. Debellata per sempre. Sì, perché se fosse così facile la pelle a buccia d’arancia non sarebbe il problema più diffuso e odiato dalle donne di tutte le età e corporatura.

Non vedevo l’ora che arrivasse il ponte dell'1 novembre: da settembre sto viaggiando sempre a tutta tra corsi di cucina al fianco del mio Chef preferito Riccardo Cominardi, eventi sportivi, conferenze e workshop per approfondire le mie conoscenze nel campo dell’alimentazione e del fitness.

Come ti ho già detto a breve voglio iniziare a correre in modo serio: sì, perché ora il mio allenamento in materia di running è decisamente carente. Ci sono settimane in cui mi ci dedico un paio di volte, altre in cui mi limito a quei dieci minuti di corsa sul tapis roulant a puro titolo di riscaldamento, prima di lanciarmi in sessioni impegnative di cross training o varcare la soglia della sala pesi (un po’ come un gladiatore che entra nell’arena #perdire) sotto la guida esperta del mio coach.

Sono sincera: non ho mai scelto con cura il mio bra, o meglio mi sono sempre lasciata guidare quasi esclusivamente dal fattore estetico, senza considerare quanto potesse essere importante calibrare l’acquisto per salvaguardare la salute del mio seno. A quanto pare non sono l’unica però: secondo un’indagine svolta da Brooks, azienda leader nel settore delle attrezzature sportive, a ragionare in questo modo è il 40% delle donne.

Quest’estate ho trascorso un paio di settimana al mare e sono stata tentata più di una volta di provarlo. In realtà il mio sogno nel cassetto resta il surf, ma l’idea di poter in qualche modo salire sulla tavola, prenderci confidenza e migliorare il mio equilibrio per poi un giorno cavalcare le onde come nel film Point Break - lo ammetto - mi stuzzica parecchio. Di che cosa sto parlando? Ovviamente del SUP, acronimo di Stand Up Paddle, una delle attività acquatiche più quotate del 2016. Uno sport da praticare esclusivamente outdoor, ho sempre pensato, fino a quando non ho ricevuto da parte di Virgin Active (azienda leader a livello internazionale nel settore dei centri fitness e benessere) l’invito a prendere parte alla prima lezione di SUP organizzata in piscina. Con qualche perplessità ma soprattutto con tanta curiosità, ho accettato la proposta e – ora posso affermarlo – non me ne sono affatto pentita.

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