A farmi virtualmente innamorare dello yoga sono state in principio tre amiche fit che stimo e seguo da tempo con grande interesse: Micol Dell’Oro, Daniela Vincenzi e Claudia Casanova (se ancora non le conosci, corri a dare un’occhiata ai loro profili Instagram e capirai!).

Praticare attività sportiva e scoprire allo stesso tempo i diversi quartieri di Milano, vivendo il training in location inaspettate, instaurando una nuova connessione con la propria città insieme a una training crew pazzesca: questa è la mission delle Nike Hoodwaves Sessions, una serie di sessioni di allenamento in stile Nike+ Training Club (per scoprire di cosa sto parlando scarica subito l’App), che toccheranno mese dopo mese differenti zone della città, dando la possibilità ai milanesi di riscoprire attraverso lo sport i quartieri in cui vivono.

Chi vorrebbe che le giornate durassero almeno 36 ore alzi la mano. Io a dire la verità in questo periodo dell’anno desidererei che raggiungessero quota 48 perché il lavoro, le commissioni da sbrigare, il traffico, le cene, gli eventi, tutto sembra moltiplicarsi tranne il tempo. Cercare di ritagliarsi un’ora per l’allenamento pare un’impresa epica, così come riuscire a consumare cibo sano 5 volte al giorno.

Quest’estate ho trascorso un paio di settimana al mare e sono stata tentata più di una volta di provarlo. In realtà il mio sogno nel cassetto resta il surf, ma l’idea di poter in qualche modo salire sulla tavola, prenderci confidenza e migliorare il mio equilibrio per poi un giorno cavalcare le onde come nel film Point Break - lo ammetto - mi stuzzica parecchio. Di che cosa sto parlando? Ovviamente del SUP, acronimo di Stand Up Paddle, una delle attività acquatiche più quotate del 2016. Uno sport da praticare esclusivamente outdoor, ho sempre pensato, fino a quando non ho ricevuto da parte di Virgin Active (azienda leader a livello internazionale nel settore dei centri fitness e benessere) l’invito a prendere parte alla prima lezione di SUP organizzata in piscina. Con qualche perplessità ma soprattutto con tanta curiosità, ho accettato la proposta e – ora posso affermarlo – non me ne sono affatto pentita.

Sono tanti i motivi che spingono le persone ad iscriversi in palestra, ma diciamocelo, a tirar giù dal divano anche i più pigri non è la voglia di scaricare lo stress, prendersi cura di sé oppure socializzare: la vera spinta che fa muovere il mondo quando si parla di fitness è il profondo desiderio - misto a speranza - di migliorare il proprio aspetto fisico, perdere peso e scolpire il corpo, che per noi donne corrisponde tra gli altri, ad ottenere un lato B degno di nota. Tonico, rotondo, ben proporzionato (mi sembra di vederti amica mentre fai sì con la testa). E allora vai di squat, stacchi a gambe tese, affondi e step-up fino ad esaurimento: una sequenza di esercizi senza dubbio efficace, ma forse un po’ noiosa per chi non ama la sala pesi.

Ho sempre pensato che il trampolino non facesse per me. Soffro di condropatia rotulea, una patologia che mi ha causato non pochi problemi e mi ha costretto a sospendere per un po’ di tempo alcune attività (sigh!) troppo impattanti sulle articolazioni delle ginocchia (una tragedia per i miei allora 23 anni, quando credevo di essere invincibile e mi allenavo 1000 ore a settimana). Grazie a un periodo di riposo forzato e a un successivo percorso di rehab fatto di esercizi specifici volti a migliorare il tono del vasto mediale e dei muscoli degli arti inferiori in generale, ho superato il problema ma da allora cerco in generale di non eccedere (cerco eheh).

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