Oggi ho voglia di… colore! E’ stata una giornata impegnativa, troppe ore davanti al pc a far di conto, a riempir tabelle, a far quadrare il bilancio. Sì perché quando non cucino, scrivo o mi alleno mi dedico ai… numeri. Ed in realtà non mi dispiace affatto perché fin da bambina la matematica mi è sempre andata a genio, tanto che alle medie mi hanno persino mandata a far le gare alla Bocconi con decine di altri bambini che - come me - si divertivano un sacco ad eseguire addizioni, sottrazioni e moltiplicazioni alla velocità della luce, ad alzare la mano prima di tutti e dire “lo so, lo so!!” per la felicità del professore.

Spesso sento dire che per essere in forma bisogna rinunciare. Rinunciare al gusto, al primo piatto, alle cene con gli amici ed alla convivialità... Alzo la mano, prendo la parola e: "Signori della Corte mi oppongo". Se vuoi mantenerti in linea, preservare la salute ed il sorriso, e non restare mai a corto di energia non devi far altro che bilanciare. In una parola: equilibrio.

Capita a volte di lanciarsi, così per caso, in una nuova avventura. Il tuo nome viene citato in un tweet, vai a curiosare di che si tratta, trovi un hashtag che sembra creato apposta per te, e allora decidi di accettare la sfida. Questo è ciò che mi è capitato qualche settimana fa quando mi sono ritrovata tra le blogger invitate a partecipare dal Salone Internazionale del Libro di Torino (sì, proprio da lui in persona) a scattare la foto del piatto che potesse rappresentare al meglio #ilbeneincucina. “Gran bella iniziativa!” ho subito pensato “Si tratta di un’occasione d’oro per trasmettere al mondo con un’immagine quello che cerco di comunicare attraverso il mio blog”.

Questa sera viene a cena la mia migliore amica. Una fashion addicted, una di quelle innamorate del make-up e di tutto ciò che ruota intorno all'eccentrico mondo della moda. Ed io che con il fashion ci azzecco ben poco (a meno che si parli di capi da indossare quando si salta e si suda) voglio pensare a qualcosa di straordinariamente colorato e gourmet per avvicinarmi in qualche modo alle sue passioni. E allora mi viene in mente quel piatto così semplice ma variopinto, gustoso e decisamente glam nella presentazione, che ho imparato a cucinare durante una delle lezioni del corso di Food Design (in Zona, che te lo dico a fare…) dello chef Riccardo Cominardi.

Si chiama Blu, ma ora non lo è più. No, non sto farneticando in preda alla classica sindrome da inizio settimana (anche se come dice Vasco “odio quel giorno lì”). Vi sto invece per raccontare di un luogo (e, va da sé, di un pranzo) di quelli che non si dimenticano facilmente. Il Blu per l’appunto: uno di quei locali che quando varchi la soglia ti senti a casa.

Giornata libera, giornata di sole. Voglia di evadere, di respirare. Mi fermo a mangiare una cosa veloce in quella locanda che tanto mi piace e nel frattempo chiedo una dritta per la mia gita. Fuoriporta. Il paesaggio è già cambiato, sono fuori Milano, intorno c'è il verde. I campi infiniti. “Prosegua lungo questa strada, arriverà ad una cascina”.

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